Bonaguida: diacono scomunicato

Nel 1220 il villaggio venne eretto a Curia per volontà del vicario Bonifazio della Pieve di Santa Felicita di Valdicastello, con la presenza dei gruppi religiosi di Corvaia. La chiesa era munita anche di un ospizio per i malati e i pellegrini.[1] In quel periodo, da dodici anni (1208-1220), il rettore della parrocchia retignanese era il diacono Bonaguida (o Bonagiunta). Nel febbraio del 1222 fu richiamato da papa Onorio III e da due canonici di Pisa, Taiperto e Suffredo. Fu citato in giudizio perché lasciò morire diversi fedeli senza dare loro i sacramenti. Fu convocato presso Seravezza, ma il diacono temeva per la propria incolumità e soprattutto si aspettava possibili ritorsioni da parte del console di Valdicastello. Per questo motivo si rifiutò più volte di presentarsi davanti ai canonici pisani. Alla fine chiese di incontrarli in un luogo “tranquillo”, da cui avrebbe potuto scappare più facilmente. Scelse quindi la località di “Lombrici”, nei pressi di Camaiore.[2] I parroci pisani accolsero la sua richiesta, ma Bonaguida, senza troppe sorprese, non si presentò. Alla fine fu scomunicato con grande sdegno da parte della comunità locale. Come era solito presso i Nobili della Versilia, fu il popolo stesso ad eleggere un nuovo parroco, nel giugno 1222.[3] Le carte che attestano ciò sono conservate all’arcivescovado di Lucca, estratte dal canonico Lorenzi nel Settecento e messe a disposizione del pubblico dal nipote Eduardo Dilani.[4]

Questo è il testo originale dei documenti conservati all’Archivio Storico di Lucca.

«…Notum sit omnibus quod dominus Topertus et Suffredus pisani canonici cum citassent Bonaguidam diaconum de Ratignano perentorie prout ipsi dicebant ut apud Salam paratus defendere ius suum se illorum conspectu repesentaret facturus et recepturus iustitie complementum venientes apud Salam personaliter a Martino nuncio fecerunt bis Bonaguidam diaconum de Ratignano requiri in domo fratris sui dicentes quod non petebant ab eo expensas accipere si vellet defendere ius suum apud Salam ordinario iudicio…»

«…Amoto Bonaguida diacono qui dicebatur de Ratignano ab ecclesia de Ratignano per sententiam data a domino Suffredo et Teperto pisanis canonicis a domino papa delegatis scripta manu Guilielmi notarii prout ipsi suprascripti judices dicebant consensu et voluntate consulum de Ratignano et quorumdam hominum eiusdem loci qui dicebant se habere potestatem ab aliis omnibus de suprascripto populo et parrochia qui omnia promiserunt firmum et ratum habere et facere haberi ab omnibus eorum comparrochianis quicquid suprascripti judices de electione rectoris suprascripte capelle facerent et si quam habebant predicti consules et ipsi convicini potestatem qui cum eis erant presentes in prefatos judices contulerunt consilio etiam et voluntate vicarii Bonifacii plebis Sancte Felicitatis et quorumdam clericorum eiusdem plebis prenominati judices de officio et mandato sibi injuncto a domino papa ad honorem Dei, summi pontificis et episcopi lucani et eius capituli et plebis Sancte Felicitatis et eius capituli et patronorum et parrochianorum et omnium jura in suprascripta ecclesia de Ratignano habentium eligerunt presbiterum Leonardum in cappellanum et rectorem suprascripte ecclesie…».[5]

Fonti consultate

[1] Almanacco Versiliese, III, Giorgio Giannelli, p.500.

[2] Il Repetti sostiene che Bonaguida fu poi convocato nella chiesa di San Bartolomeo nel borgo di Brancialino, Arezzo.

[3] Vincenzo Santini, Commentarii storici sulla Versilia centrale, I, 74.

[4] Emanuele Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del granducato, ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana, vol. 4, Firenze, A. Tofani Editore, 1841, pp. 854; Giorgio Giannelli, Almanacco Versiliese, vol., III; V. Santini, Commentarii storici sulla Versilia centrale.

[5] Tommaso Maria Rossi, Studi Versiliesi, volume XVII, p.69; Archivio Storico di Lucca; Lucensis Ecclesiae Monumenta. A Saeculo VII usque ad annum MCCLC, volume I, G. Concioni, C. Ferri, G. Ghilarducci, Lucca, 2008, pp. 47-51.

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Scritto da Lorenzo Vannoni
23 anni. Studente di Chimica per l'Industria e l'Ambiente presso l'Università di Pisa.