L’aneddoto su Sigliano e le sue mogli

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Nell’Ottocento a Retignano viveva un certo signor Sillano, o Sigliano, soprannome di Massimiliano. Quest’uomo di campagna sposò una donna di Lucca, che dopo poco rimase incinta. Il momento del presunto concepimento risaliva alla fine dell’anno, eppure la donna partorì alla fine di marzo, eccessivamente “presto”.

Fu così che Sigliano si insospettì. Avendo sposato la donna in ottobre ed avendo concepito un bambino a novembre, come poteva già essere nato al quarto-quinto mese?

Una storiella che circolava sul conto di Sigliano, tramandata di generazione in generazione, così ci racconta l’esito della faccenda.

Colta sul fatto, la donna cercò di ingannare il marito approfittando della sua ignoranza e incapacità di far di conto.

«Marito mio, son passati tutti i mesi!

Ottobre, bistobre, quel che mese che sta sopre.

Sono tre, marito mio?»

«Certo, cara»

«Novembre, dicembre e quel mese che l’attende.

Sono tre marito mio?»

«Certo, cara»

«Gennaro, febbraro e il mese calendaro [in alternativa, “il mese pecoraro”].

Sono nove marito mio?».

In effetti, al povero Sigliano parevano proprio nove mesi e fugò così ogni dubbio, ignorando la realtà dei fatti.

A causa delle scarse condizioni igieniche e dell’epidemia di colera, la donna morì prematuramente e Massimiliano non riconobbe il figlio, che fu poi mandato in un istituto.

Massimiliano si sposò di nuovo con un’altra donna, che portò a Retignano. Per convincerla a sposarlo, cercò di impressionarla facendole credere di essere molto ricco, cioè di possedere molti appezzamenti di terreno. Arrivati verso Sanatoio, Sigliano fece dei gesti con le braccia, passando una mano su tutto il suo braccio, mentre questo puntava in direzione dei campi coltivati.

«Vedi donna, questo costato è tutto mio».

La donna rimase allibita, ma non si rese conto della beffa. Sigliano finse di indicare tutti i terreni intorno a sé, mentre in realtà con “costato” si riferiva al suo stesso braccio!

Evidentemente, la donna non seppe mai la verità, perché da Massimiliano ebbe molti figli. Purtroppo, anche lei morì, presumibilmente a seguito di uno dei travagli.

Sigliano si prese in sposa la sorella della sua ultima moglie, ma anche questa morì.

Arrivò la quarta ed ultima moglie, che era vedova. Da questa Sigliano ebbe un unico figlio, chiamato Ottavio, a cui poi affiancò il figlio che, tempo addietro, aveva mandato in un orfanotrofio. Quest’ultimo ragazzo, che aveva nel frattempo preso il nome di Sabatino Vincenzini, divenne poi noto in paese col soprannome di “Il Lucca”, dato che nel borgo si era soliti chiamare i forestieri col nome della città di provenienza.

Fu questo Sabatino a mettere in piedi la macelleria di Retignano. Suo figlio, Ulisse, aprì in seguito una macelleria presso Vittoria Apuana, continuando la tradizione di famiglia.

[1] Da un racconto di Massimiliano Bazzichi, Santina Pancetti e Francesca Vannoni.

Scritto da Lorenzo Vannoni
23 anni. Studente di Chimica per l'Industria e l'Ambiente presso l'Università di Pisa.